Ogni tanto mi capita di ripensare (con un po' di nostalgia) ai tempi che trascorrevo in campagna da mia nonna (praticamente, per anni, tutti i fine settimana, buona parte delle estati, tutte le vacanze di natale e di pasqua).
Ripenso anche a tante cose che ho avuto la fortuna di vedere, che fanno parte di tradizioni ormai perse e che cerco di mantenere vive almeno nel ricordo.
La casa di mia nonna, oramai disabitata e sostituita da una più sicura e confortevole, era una casa senza riscaldamento. D'inverno si viveva intorno al camino (vera fonte si socializzazione) e il letto si scaldava con il prete.
Per anni non c'è stato nemmeno il telefono. Le comunicazioni con i vicini si facevano armandosi di buona volontà ed andando di casa in casa. Quelle con le persone più lontane, andando al posto di telefono pubblico. Praticamente a casa di due signore che avevano un telefono a scatti. Ogni telefonata era anche un'occasione per scambiare due chiacchiere anche con loro.
A dicembre poi c'era il rito dell'uccisione del maiale, rito crudele ma necessario nell'economia contadina. Mi ricordo che la mattina presto si sentivano le urla delle povere bestie che venivano trascinate fuori dai loro ricoveri e probabilmente immaginavano già la loro fine. Una volta uccise venivano appese ad una scala a testa in giù e venivano aperte. Una volta, un uomo, osservando il maiale squartato ha detto di aver sentito dire che all'interno il maiale è molto simile all'uomo.
Il giorno dopo si faceva la pista e, a lavoro finito, si mangiavano le prime carni cotte sul fuoco.
D'estate un'altra festa importante era quella battitura e, come di tradizione si mangiavano i maccheroni e l'oca arrosto.
Un ricordo molto lontano e molto caro, è di una sera, quando, appena arrivate per trascorrere a casa sua il fine settimana, mia nonna ha preso me e mia sorella per mano e ci ha portato in una fattoria vicina a vedere i maialini appena nati.
Mi ricordo poi la stalla e la paura che avevo ad entrare perché le mucche mi sembravano enormi. Ho un'immagine sfocata di quando salivo sul biroccio e mi ricordo bene invece di quando l'uomo di casa si è ammalato e quindi è stato necessario vendere l'ultima mucca rimasta perché nessuno poteva più occuparsene. Quando sono venuti a portarla via mia nonna è rimasta a guardare sull'aia mentre il carro si allontanava e capivo che era triste perché era un pezzo della sua vita di contadina che se ne andava.
Mia nonna è stata una donna forte e tenace. Vorrei avere io la metà della grinta che ha avuto lei: giovane vedova di guerra, ha cresciuto, in tempi difficili un figlio da sola, riuscendolo a farlo studiare e a garantirgli un futuro. Rude di carattere, non era facile starle vicino ma è stata sicuramente una donna in gamba.
Che, nella sfortuna, ha avuto l'opportunità di crescere in un posto bello come questo.
Ripenso anche a tante cose che ho avuto la fortuna di vedere, che fanno parte di tradizioni ormai perse e che cerco di mantenere vive almeno nel ricordo.
La casa di mia nonna, oramai disabitata e sostituita da una più sicura e confortevole, era una casa senza riscaldamento. D'inverno si viveva intorno al camino (vera fonte si socializzazione) e il letto si scaldava con il prete.
Per anni non c'è stato nemmeno il telefono. Le comunicazioni con i vicini si facevano armandosi di buona volontà ed andando di casa in casa. Quelle con le persone più lontane, andando al posto di telefono pubblico. Praticamente a casa di due signore che avevano un telefono a scatti. Ogni telefonata era anche un'occasione per scambiare due chiacchiere anche con loro.
A dicembre poi c'era il rito dell'uccisione del maiale, rito crudele ma necessario nell'economia contadina. Mi ricordo che la mattina presto si sentivano le urla delle povere bestie che venivano trascinate fuori dai loro ricoveri e probabilmente immaginavano già la loro fine. Una volta uccise venivano appese ad una scala a testa in giù e venivano aperte. Una volta, un uomo, osservando il maiale squartato ha detto di aver sentito dire che all'interno il maiale è molto simile all'uomo.
Il giorno dopo si faceva la pista e, a lavoro finito, si mangiavano le prime carni cotte sul fuoco.
D'estate un'altra festa importante era quella battitura e, come di tradizione si mangiavano i maccheroni e l'oca arrosto.
Un ricordo molto lontano e molto caro, è di una sera, quando, appena arrivate per trascorrere a casa sua il fine settimana, mia nonna ha preso me e mia sorella per mano e ci ha portato in una fattoria vicina a vedere i maialini appena nati.
Mi ricordo poi la stalla e la paura che avevo ad entrare perché le mucche mi sembravano enormi. Ho un'immagine sfocata di quando salivo sul biroccio e mi ricordo bene invece di quando l'uomo di casa si è ammalato e quindi è stato necessario vendere l'ultima mucca rimasta perché nessuno poteva più occuparsene. Quando sono venuti a portarla via mia nonna è rimasta a guardare sull'aia mentre il carro si allontanava e capivo che era triste perché era un pezzo della sua vita di contadina che se ne andava.
Mia nonna è stata una donna forte e tenace. Vorrei avere io la metà della grinta che ha avuto lei: giovane vedova di guerra, ha cresciuto, in tempi difficili un figlio da sola, riuscendolo a farlo studiare e a garantirgli un futuro. Rude di carattere, non era facile starle vicino ma è stata sicuramente una donna in gamba.
Che, nella sfortuna, ha avuto l'opportunità di crescere in un posto bello come questo.







