Fino a qualche giorno fa non sapevo nemmeno della sua esistenza. Poi quel nome sul manifesto mi ha incuriosito e sono andata all'incontro.
Un incontro sentito e partecipato, in un piccolo comune, organizzato da un'associazione giovanile.
Salvatore Borsellino è il fratello del magistrato ucciso nel 1992.
Da anni gira l'Italia ed è attivo in rete per scuotere l'opinione pubblica e rendere note cose che sui normali mezzi di comunicazione non troveremo mai. Ha parlato a lungo, non da oratore, con parole semplici e dirette. Parole di un uomo che ha affrontato un percorso di dolore privato che non può rimanere solo privato, parole a tratti commoventi, a tratti rabbiose.
E che ha concluso il suo discorso (con tutti i partecipanti in piedi ad applaudire) sventolando con il braccio una copia dell'agenda rossa, simbolo dell'incontro e della manifestazione organizzata in via d'Amelio quest'anno in ricordo della strage.
Tralascio qui i tanti argomenti affrontati di cui si può trovare molto qui e qui.
Nella parte introduttiva del suo discorso una cosa (forse banale) mi ha colpito. Ha detto "io non vado in televisione e quindi non esisto. la gente non mi conosce e non sa quello che faccio". Eppure è una persona che da anni combatte una battaglia per far sì che il sacrificio di suo fratello e delle tante vittime delle stragi non rimanga impunito e sepolto sotto scomodissime verità.
E io mi sono sentita veramente ignorante e superficiale. Anche io, fino a qualche giorno fa, non sapevo nemmeno che esistesse.
Un incontro sentito e partecipato, in un piccolo comune, organizzato da un'associazione giovanile.
Salvatore Borsellino è il fratello del magistrato ucciso nel 1992.
Da anni gira l'Italia ed è attivo in rete per scuotere l'opinione pubblica e rendere note cose che sui normali mezzi di comunicazione non troveremo mai. Ha parlato a lungo, non da oratore, con parole semplici e dirette. Parole di un uomo che ha affrontato un percorso di dolore privato che non può rimanere solo privato, parole a tratti commoventi, a tratti rabbiose.
E che ha concluso il suo discorso (con tutti i partecipanti in piedi ad applaudire) sventolando con il braccio una copia dell'agenda rossa, simbolo dell'incontro e della manifestazione organizzata in via d'Amelio quest'anno in ricordo della strage.
Tralascio qui i tanti argomenti affrontati di cui si può trovare molto qui e qui.
Nella parte introduttiva del suo discorso una cosa (forse banale) mi ha colpito. Ha detto "io non vado in televisione e quindi non esisto. la gente non mi conosce e non sa quello che faccio". Eppure è una persona che da anni combatte una battaglia per far sì che il sacrificio di suo fratello e delle tante vittime delle stragi non rimanga impunito e sepolto sotto scomodissime verità.
E io mi sono sentita veramente ignorante e superficiale. Anche io, fino a qualche giorno fa, non sapevo nemmeno che esistesse.









