Non so perché mi è venuta voglia di scriverlo proprio oggi.
Forse perché a casa mia ci sono tante cose che ne tengono vivo il ricordo e ci penso spesso.
Poco meno di quattro anni fa ho perso un amico.
Aveva la mia età. L'avevo conosciuto tre anni prima quando già aveva iniziato il suo calvario e la sua lotta contro una malattia, che gli aveva già portato via entrambi i genitori e alla quale ha dato tanto filo da torcere. Ma non è bastato.
Per una strana alchimia si è creata presto una buona sintonia tra di noi e per lunghi periodi ci siamo sentiti anche tutti i giorni. Magari per un saluto veloce o una battuta. A volte mi chiedeva di accompagnarlo a qualche iniziativa. Spesso passavo a casa sua dopo il lavoro. Purtroppo, spesso, per incontrarlo dovevo andare in ospedale. Un paio di volte l'ho accompagnato in giro per l'Italia per sostenere delle visite specialistiche.
Erano comunque sempre occasioni belle, a volte divertenti, a volte difficili.
Insieme abbiamo organizzato serate e scherzi, abbiamo provato a scrivere un racconto a più mani, abbiamo scattato foto "artistiche", siamo andati a vedere film che abbiamo trovato orrendi, abbiamo trascorso week-end fuori porta, lui ha provato a contagiarmi la sua passione per Ligabue, io quella per il mare.
Quando se n'è andato d'improvviso mi è mancato tutto: le telefonate quasi quotidiane, le chiacchiere nel salotto di casa sua, il cinema insieme, il calore che sapeva dare.
E poi il rimpianto per le cose non dette o per i momenti nei quali avrei potuto essergli più vicina, più paziente di fronte ai suoi momenti di nervosismo, più disponibile.
Casa mia è piena di suoi ricordi.
Quando se n'è andato, sua zia, l'unica parente rimasta, ha fatto una cosa secondo me molto bella. Ha voluto che i suoi amici prendessero le cose che lui aveva lasciato: libri, dischi, fotografie, ricordi di viaggio, gadget, perché continuassero a vivere nelle mani di chi lo aveva conosciuto e gli aveva voluto bene.
E queste cose continuano a vivere nelle nostre case e con loro il suo ricordo.
Sopra la mia scrivania c'è il suo bellissimo planisfero del National Geographic.
Quando lo guardo penso ai viaggi che, sognando, avevamo pianificato di fare insieme.

Città di Castello (PG) - Una sua foto
Forse perché a casa mia ci sono tante cose che ne tengono vivo il ricordo e ci penso spesso.
Poco meno di quattro anni fa ho perso un amico.
Aveva la mia età. L'avevo conosciuto tre anni prima quando già aveva iniziato il suo calvario e la sua lotta contro una malattia, che gli aveva già portato via entrambi i genitori e alla quale ha dato tanto filo da torcere. Ma non è bastato.
Per una strana alchimia si è creata presto una buona sintonia tra di noi e per lunghi periodi ci siamo sentiti anche tutti i giorni. Magari per un saluto veloce o una battuta. A volte mi chiedeva di accompagnarlo a qualche iniziativa. Spesso passavo a casa sua dopo il lavoro. Purtroppo, spesso, per incontrarlo dovevo andare in ospedale. Un paio di volte l'ho accompagnato in giro per l'Italia per sostenere delle visite specialistiche.
Erano comunque sempre occasioni belle, a volte divertenti, a volte difficili.
Insieme abbiamo organizzato serate e scherzi, abbiamo provato a scrivere un racconto a più mani, abbiamo scattato foto "artistiche", siamo andati a vedere film che abbiamo trovato orrendi, abbiamo trascorso week-end fuori porta, lui ha provato a contagiarmi la sua passione per Ligabue, io quella per il mare.
Quando se n'è andato d'improvviso mi è mancato tutto: le telefonate quasi quotidiane, le chiacchiere nel salotto di casa sua, il cinema insieme, il calore che sapeva dare.
E poi il rimpianto per le cose non dette o per i momenti nei quali avrei potuto essergli più vicina, più paziente di fronte ai suoi momenti di nervosismo, più disponibile.
Casa mia è piena di suoi ricordi.
Quando se n'è andato, sua zia, l'unica parente rimasta, ha fatto una cosa secondo me molto bella. Ha voluto che i suoi amici prendessero le cose che lui aveva lasciato: libri, dischi, fotografie, ricordi di viaggio, gadget, perché continuassero a vivere nelle mani di chi lo aveva conosciuto e gli aveva voluto bene.
E queste cose continuano a vivere nelle nostre case e con loro il suo ricordo.
Sopra la mia scrivania c'è il suo bellissimo planisfero del National Geographic.
Quando lo guardo penso ai viaggi che, sognando, avevamo pianificato di fare insieme.

Città di Castello (PG) - Una sua foto









