Ogni tanto mi vengono (o mi fanno venire) sensi di colpa perché costringo due gatti in appartamento privandoli della libertà di scorazzare liberamente, cacciare, vivere con i loro simili.
Premesso che il loro destino sarebbe stato rispettivamente il gattile (Mimì) e la soppressione (Lola) a volte mi consolo pensando che poteva andargli anche peggio del vivere "prigionieri" a casa mia.
Qui dispongono di un appartamento spazioso e di una terrazza abbastanza grande che una rete separa dalla terrazza condominiale. La rete si è resa necessaria perché Mimì una volta è volato giù dal quarto piano.
Ogni tanto li vedo appostati dietro la rete che puntano qualche passerotto o piccione che frequentano, insolentemente, la terrazza condominiale provocandoli.
A volte in maniera proprio sfacciata (notare il piccione sul comignolo):

In questi momenti provo tenerezza mista a senso di colpa.
Qualche giorno fa li vedo appunto presissimi in questa loro attività "di punta", rientro in casa per prendere la macchina fotografica e quando torno in terrazza avverto uno scompiglio generale.
Un povero passerotto (non era decisamente la sua giornata) è volato purtroppo troppo vicino alla rete, così vicino che Mimì è riuscito ad agguantarlo con una zampata e a portarlo all'interno del suo "recinto".
Tralascio la descrizione della scena cruenta che ne è seguita e della mia difficoltà a recuperare il cadavere del povero uccellino.
Così ora mi sento in colpa anche per i volatili che rischiano la vita se volano troppo vicino al mio balcone.
E pensare che sembra un tipo così tranquillo...
























